I disturbi dello spettro autistico e la riabilitazione equestre

I disturbi dello spettro autistico sono sindromi neurocomportamentali che si osservano già nella prima infanzia (entro i tre anni) e si sviluppano nell’età successive. E’ fondamentale tentare di effettuare una diagnosi precoce perché a secondo  dell’entità della compromissione funzionale, si può modificare  l’assetto di quelle condizioni che compromettono le aree di sviluppo più o meno lese.

Principalmente nell’ambito del neurosviluppo, maggiormente quando parliamo di disturbi dello spettro autistico, vengono compromessi la comunicazione e l’interazione sociale. Pertanto favorire le competenze compromesse (la comunicazione e l’interazione sociale) rappresenta l’obiettivo principale da raggiungere, per far sì che si modifichino quei comportamenti stessi che vanno a bloccare l’evoluzione. Una forte sensibilizzazione alla prevenzione è la diagnosi  precoce ( in particolare rivolta ai pediatri e ai neuropsichiatri infantili) che porta a conoscere i primi segnali e comportamenti devianti già nel primo anno di vita. Pertanto una diagnosi precoce permetterebbe di iniziare prima un intervento riabilitativo e probabilmente di incidere tramite la terapia sulle strutture cerebrali e sulla comunicazione  e l’ interazione sociale.

Alcuni segnali come (perdita dell’aggancio visivo, interazione corporea, interazione affettiva, comunicazione verbale o non ecc.) vanno sempre più strutturandosi in soggetti, con disturbi dello spettro autistico, nei primissimi anni di età. Molto spesso questi segnali sono difficili da individuare perché presentano diverse variabili.

La letteratura scientifica ci indica a scopo terapeutico un intervento di educazione e riabilitazione psicomotoria utile allo sviluppo del bambino. Accanto alla terapia tradizionale abbiamo inserito l’intervento con la riabilitazione a cavallo. Per la peculiarità   della struttura del cavallo e per gli stimoli motori e sensoriali che trasmette abbiamo notato dei benefici che vanno dal miglioramento  psico-fisico, maggiore interazione con l’ambiente, maggiori stimoli sugli apprendimenti sia sul piano cognitivo, comportamentale, senso-motorio e della comunicazione sociale.

Una maggiore incisività si nota sul piano emotivo-relazionale in cui il bambino aumenta il controllo oculare (aggancio visivo) e maggiormente la coordinazione motoria, sia grossolana che fine, riducendo le stereotipie e migliorando le capacità attentive.

Il cavallo per la sua struttura, per il suo movimento stimola il soggetto, modificando i comportamenti che si sono strutturati riducendo le componenti patologiche .

Con il movimento tridimensionale del cavallo, si creano nuovi assetti posturali e nuove sollecitazioni in cui il bambino è costretto a interagire, facilitando nuove esperienze e nuovi apprendimenti che in un soggetto in fase di sviluppo diventano incisivi e penetranti.

Il bambino a cavallo  interagisce in libertà a contatto con la natura, sta in una posizione più alta ed allarga il suo orizzonte visivo.  L’interazione cavallo-bambino-terapista crea un legame e una intercomunicazione che porta non solo a dare ma anche a ricevere contatti, percezioni, sguardi, sensazioni   nuove e diverse che agiscono sulle strutture propriocettive, esterocettive, limbiche, motorie, vestibolari e viscerali.

 Il bambino va ad acquisire nuove conoscenze e competenze motorie, utilizzando maggiormente il proprio corpo, anticipando   eventi e pianificando   strategie alternative. Questo lo porta ad un maggiore autocontrollo sia sul piano cognitivo che sullo quello emozionale.

Pertanto da semplice attività ludica, la terapia con il cavallo diventa una terapia globale.

Nell’ambito dell’interazione sociale, grazie   alle comunicazioni che ci forniscono i genitori alla fine di un periodo (6-8 mesi)   di attività, si è notato che i bambini dello spettro autistico con l’ippoterapia modificano lo stato di irritabilità, agitazione e pianto; c’è una maggiore apertura di interazione sociale e riduzione dei comportamenti stereotipati. Negli anni abbiamo notato una maggiore incisività terapeutica tra i soggetti inseriti intorno ai due-tre anni che non in quelli più grandi o adolescenti.

Questo sta ad avvalorare la tesi che è molto utile una diagnosi precoce e un intervento precoce; la funzione terapeutica del cavallo insieme alla terapia psicomotoria tradizionale agisce sul Sistema Nervoso Centrale   modificando le strutture in via di sviluppo per la loro neuroplasticità.

L’articolo è tratto dal libro,  in corso di stampa,  dal titolo “Un gioco terapeutico: la riabilitazione equestre come mezzo per l’integrazione della disabilità” a cura  del dott. Antonio Coppola – neuropsichiatra infantile ed è frutto dell’esperienza portata avanti insieme all’Associazione “I Girasoli” di Alcamo (TP).

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